Nel 2025 il traffico container globale ha raggiunto circa 994 milioni di TEU, registrando una crescita del 6,5% rispetto all’anno precedente. Il dato conferma la capacità del settore portuale di sostenere volumi elevati anche in uno scenario caratterizzato da tensioni geopolitiche, deviazioni delle rotte e instabilità delle catene di approvvigionamento.
La crescita dei traffici, tuttavia, non coincide automaticamente con una maggiore competitività portuale. Movimentare più container è un risultato quantitativo. Gestirli senza aumentare congestione, tempi di attesa, costi e incertezza operativa è una capacità molto più complessa.
Per le imprese, quindi, il numero di TEU movimentati da uno scalo rappresenta soltanto il punto di partenza. Per valutare la reale affidabilità di un porto occorre analizzare infrastrutture, collegamenti intermodali, tecnologie, organizzazione dei terminal e continuità dei servizi.
Il traffico container globale continua a crescere
Il TEU, acronimo di Twenty-foot Equivalent Unit, è l’unità utilizzata per misurare la capacità dei container e i volumi movimentati nei porti. Un container da venti piedi equivale a un TEU, mentre uno da quaranta piedi corrisponde generalmente a due TEU.
Secondo il Global Container Terminal Operators Annual Review and Forecast 2026/27 di Drewry, nel 2025 i porti mondiali hanno movimentato 994 milioni di TEU, il 6,5% in più rispetto al 2024. I principali operatori terminalistici globali hanno registrato una crescita media ancora superiore, pari all’8,9%, portando la propria quota del mercato mondiale dal 48,8% al 49,9%.
Il report segnala inoltre un aumento del 23% degli investimenti di capitale effettuati dagli operatori analizzati, destinati all’espansione dei portafogli, all’ammodernamento delle infrastrutture e allo sviluppo di automazione e capacità digitali. Il dato mostra chiaramente che la crescita dei volumi richiede investimenti capaci di sostenere l’intero sistema operativo. Fonte: Drewry.
Più volumi possono significare anche più congestione
Un aumento del traffico container globale non produce necessariamente un miglioramento del servizio. Se la capacità di banchine, piazzali, varchi e collegamenti terrestri rimane invariata, la crescita può trasformarsi in congestione.
Quando troppi container devono essere gestiti da infrastrutture insufficienti, aumentano i tempi di attesa delle navi, la permanenza delle merci nei piazzali e le code dei mezzi ai terminal. Le conseguenze possono includere ritardi nelle consegne, maggiori costi di sosta e una minore prevedibilità delle operazioni.
Il volume, isolato dal contesto, può quindi diventare un indicatore fuorviante. Un porto che movimenta molti TEU non è automaticamente efficiente. Potrebbe dipendere da una posizione favorevole o dalla concentrazione dei traffici, ma presentare criticità nei tempi di accesso, nelle procedure o nel trasferimento delle merci verso l’entroterra.
La vera crescita consiste nell’aumentare i volumi mantenendo controllo, velocità e regolarità.
Infrastrutture adeguate alla domanda
La competitività portuale dipende innanzitutto dalla capacità fisica dello scalo. Profondità dei fondali, lunghezza delle banchine, disponibilità degli accosti e caratteristiche delle gru determinano quali navi possono essere ricevute e con quale produttività.
Anche l’organizzazione dei piazzali è decisiva. Lo spazio deve essere sufficiente per gestire i flussi senza creare accumuli, ma deve soprattutto essere utilizzato in modo razionale. Una pianificazione inefficiente può generare spostamenti aggiuntivi dei container, rallentare le operazioni e aumentare il consumo di mezzi ed energia.
Nel caso delle merci refrigerate, è necessaria una disponibilità adeguata di prese reefer e sistemi di monitoraggio. Per le merci pericolose servono aree dedicate e procedure specifiche. Anche dogana, controlli sanitari, magazzini e servizi di ispezione devono poter sostenere il volume effettivo delle operazioni.
L’infrastruttura portuale non riguarda quindi soltanto gru e banchine. Comprende l’intero insieme di spazi, servizi e competenze necessario per mantenere fluido il percorso della merce.
L’intermodalità determina la capacità reale del porto
Un container scaricato rapidamente dalla nave ma bloccato per giorni nel terminal non rappresenta un’operazione efficiente. La prestazione del porto dipende anche dalla capacità di trasferire la merce verso la destinazione successiva.
I collegamenti intermodali stradali e ferroviari assumono quindi un ruolo centrale. Uno scalo ben collegato ai principali corridoi logistici può ampliare il proprio bacino di utenza, ridurre la pressione sul trasporto stradale e rendere più regolari i flussi verso magazzini, interporti e stabilimenti produttivi.
Al contrario, infrastrutture terrestri insufficienti possono creare un collo di bottiglia anche quando le operazioni di banchina funzionano correttamente. La capacità effettiva di un porto deve essere valutata considerando il sistema nel suo complesso: mare, terminal, strada, ferrovia e destinazione finale.
Per le aziende, questo significa confrontare non soltanto la distanza geografica dello scalo, ma anche i tempi e l’affidabilità dell’intero tragitto.
Tecnologie e dati per coordinare le operazioni
La crescita dei traffici rende impossibile gestire i terminal attraverso processi frammentati o prevalentemente manuali. Le tecnologie digitali consentono di pianificare gli accosti, coordinare le attrezzature, organizzare i piazzali e monitorare i flussi in tempo reale.
I Terminal Operating System permettono di integrare molte delle attività necessarie alla movimentazione dei container. I sistemi di prenotazione degli slot possono distribuire gli arrivi dei camion nell’arco della giornata, mentre lo scambio anticipato dei documenti riduce errori e tempi di verifica ai varchi.
Automazione e digitalizzazione, però, non sono obiettivi autonomi. Acquistare tecnologia senza riprogettare procedure e responsabilità produce soltanto una versione più costosa delle vecchie inefficienze.
La tecnologia genera valore quando migliora la visibilità delle operazioni, consente decisioni più rapide e collega realmente terminal, compagnie marittime, autotrasportatori, operatori ferroviari, spedizionieri e autorità.
Come valutare l’efficienza di un porto
Per scegliere uno scalo non basta consultare la classifica dei porti con il maggiore traffico. Le imprese dovrebbero valutare indicatori direttamente collegati alla qualità del servizio, tra cui:
frequenza e affidabilità dei collegamenti marittimi;
disponibilità di servizi diretti verso la destinazione richiesta;
tempi di attesa delle navi e dei mezzi;
velocità delle operazioni di carico e scarico;
permanenza media dei container nel terminal;
qualità dei collegamenti ferroviari e stradali;
disponibilità di attrezzature per carichi speciali o refrigerati;
livello di congestione e continuità operativa;
efficienza delle procedure documentali e doganali;
capacità di gestire picchi di traffico e imprevisti.
Questi elementi incidono sul costo e sull’affidabilità della spedizione più del semplice dato annuale sui container movimentati.
Dalla crescita alla competitività portuale
La crescita di un porto si misura attraverso i volumi. La sua competitività emerge invece dalla capacità di trasformare quei volumi in un servizio stabile, connesso e prevedibile.
Per le aziende, scegliere un porto competitivo significa ridurre i passaggi improduttivi, limitare le attese e disporre di alternative quando il programma originario subisce una variazione. Significa anche poter contare su informazioni affidabili e su operatori capaci di coordinare le diverse fasi della spedizione.
Farosped supporta le imprese nell’organizzazione delle spedizioni nazionali e internazionali, valutando rotte, scali, collegamenti e condizioni operative in funzione delle caratteristiche della merce e della destinazione finale.
Perché movimentare di più è crescita. Movimentare meglio, garantendo continuità ed efficienza all’intera catena logistica, è competitività.